Chiamate perse nello studio dentistico: come misurarle e gestirle
La segreteria sta accogliendo una persona al banco e il telefono squilla. Può succedere in qualsiasi studio. La domanda utile è: quante di quelle chiamate restano senza risposta, e che cosa succede dopo?
Una chiamata persa non è automaticamente un nuovo paziente perso. Potrebbe essere un paziente già in cura, una chiamata ripetuta, un fornitore o qualcuno che richiamerà. Senza distinguere questi casi, attribuirle un valore economico è una supposizione.
Misura prima di stimare un costo
Per due o quattro settimane, raccogli i dati che il tuo centralino mette a disposizione. Annota:
- Chiamate senza risposta, per giorno e fascia oraria.
- Numeri unici, separando le chiamate ripetute dello stesso numero quando possibile.
- Richiamate effettuate e relativo esito.
- Richieste di nuovi pazienti e appuntamenti effettivamente fissati, se la segreteria riesce a registrarli senza aggiungere lavoro eccessivo.
Non serve registrare il motivo clinico della chiamata per questa verifica. Se usi strumenti esterni o messaggi automatici, valuta con il tuo consulente privacy come trattare numeri e messaggi dei pazienti.
Il dato più utile non è il totale degli squilli: è quante richieste reali restano senza seguito. Se non puoi ricostruirlo oggi, parti dal conteggio delle chiamate e dalle fasce orarie. Evita di trasformare ogni chiamata senza risposta in un ricavo «perso».
Dove si interrompe il contatto
In uno studio possono verificarsi situazioni diverse: la segreteria è impegnata con una persona presente, il team è alla poltrona, la chiamata arriva fuori orario oppure il numero viene richiamato senza riuscire a parlare con chi aveva chiamato.
Capire quale situazione si ripete cambia la soluzione. Se le chiamate si concentrano durante l’accettazione, può servire una copertura in quella fascia. Se arrivano fuori orario, può bastare un modo chiaro per lasciare una richiesta.
Quattro interventi da valutare
1. Rendi visibili le chiamate senza risposta
Controlla il registro del centralino e assegna a qualcuno il compito di esaminare i numeri da richiamare. Definisci quando una richiamata è conclusa, così non rimane sospesa tra persone diverse.
2. Offri un’alternativa per le richieste semplici
Se il flusso di lavoro lo consente, una richiesta di appuntamento online può evitare una telefonata. Il sito deve spiegare cosa succede dopo l’invio: richiesta ricevuta, conferma dello studio e tempi di risposta. Una richiesta inviata non è ancora un appuntamento confermato.
3. Spiega cosa fare quando non rispondi
Una segreteria telefonica chiara o un messaggio di risposta può indicare gli orari, come lasciare un recapito e come contattare lo studio per esigenze urgenti. Non promettere tempi di risposta che il team non può mantenere.
4. Copri le fasce davvero scoperte
Usa i dati raccolti per decidere se modificare turni, richiamate o strumenti di contatto. Non tutte le fasce richiedono lo stesso intervento, e un’automazione non sostituisce una persona quando serve una risposta clinica.
Come capire se sta migliorando
Confronta periodi simili: quante chiamate restano senza risposta, quante vengono richiamate e quante richieste si trasformano in appuntamenti confermati. Segna le modifiche fatte e guarda se il risultato cambia. Se non hai dati sulle prenotazioni, limita la conclusione a ciò che puoi misurare: per esempio, la quota di chiamate richiamate.
Lo stesso criterio vale per il sito. In un caso seguito da Orbyne, nei primi 28 giorni sono state registrate 141 visite e 15 clic su «Prenota». Sono clic sul pulsante, non 15 appuntamenti dimostrati. Servono dati ulteriori per sapere quante richieste siano state completate e confermate.
Il primo passo, quindi, è capire dove si ferma il contatto e scegliere un intervento che lo studio riesca a gestire.
Se vuoi, prenota una chiamata: guardiamo insieme i punti in cui le richieste potrebbero fermarsi e quali dati servono per capirlo.
Da leggere anche: le automazioni per uno studio e quanto costa un sito per uno studio dentistico.
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